La bontà delle consociazioni nei seminativi

[di Antonio Di Giorgio]

Da alcuni anni, nell’azienda agricola di Sara Passerini, in Val di Chiana (Toscana) le consociazioni nei seminativi sono diventate uno strumento tecnico fondamentale all’interno di una strategia produttiva biologica che punta alla rigenerazione dell’agroecosistema – in particolare nella gestione della fertilità del suolo – e alla sostenibilità economica dell’attività. Questa scelta ha consentito di mantenere rese nella media, ridurre le spese di processo e, al tempo stesso, migliorare la fertilità del terreno.

Un esperimento che sta dimostrando come l’integrazione di specie diverse – sebbene complessa nella gestione – possa generare vantaggi non solo durante la coltivazione ma anche nel periodo successivo alla raccolta.

Con l’azienda Passerini abbiamo inoltre collaborato in passato nell’ambito del progetto IESS – Azioni agroecologiche innovative per rigenerare i suoli producendo Impatto Economico Sociale e Sostenibile, finanziato dal PSR della Regione Toscana, all’interno del quale proprio presso l’azienda sono state sperimentate le colture di copertura per seminativi non irrigui.

Contesto agronomico

La scelta di combinare alcune specie si è delineata dopo ripetute stagioni in cui l’analisi del contesto agro-ambientale e dei fattori tecnici a disposizione, mettevano in risalto una intrinseca difficoltà nell’attuare azioni agronomiche alternative rispetto al consolidato e convenzionale uso dei fattori produttivi. 

Alcune tecniche come la semina intercalare di colture di copertura o la semina su sodo sono state testate su più fronti e hanno mostrato punti a favore e punti a sfavore. Tra questi ultimi in particolare, le difficoltà – rispetto alle caratteristiche pedo-ambientali e ai mezzi tecnici a disposizione – di mantenere una convivenza con le erbacee spontanee nel corso dell’annata e di non perdere quelle finestre di pioggia e di temperature necessarie a un buon risultato agronomico. Sono i periodi di transizione stagionali tra coltura da reddito e coltura di servizio che . 

La sperimentazione sulle consociazioni

Quest’anno le prove di consociazione si sono concentrate nell’uso contemporaneo di specie leguminose e graminacee, pratica nella teoria semplice da attuare, ma profondamente complessa in tutti i suoi passaggi sia in campo che in post-raccolta. Una scelta che nasce dall’obiettivo di sostenere la coltura da reddito (cereale) attraverso le caratteristiche morfo-fisiologiche della leguminosa

I risultati post-raccolta

I risultati sono stati interessanti non solo per la parte di successo della coltivazione e resa totale dalla superficie dedicata, ma anche per i risvolti agronomici post-raccolta. I campi in cui sono state seminate contemporaneamente graminacee e leguminose hanno potuto beneficiare di una copertura verde ormai spontaneizzata caratterizzata dalla presenza prevalente di leguminose proveniente dalla disseminazione accidentale durante la raccolta. 

Questa azione al tempo stesso volontaria ed involontaria ci ha permesso di avere: 

  • un vantaggio temporale di alcune settimane rispetto alla semina meccanizzata di una coltura da sovescio con importante guadagno temporale per la semina successiva;
  • un vantaggio agronomico, il seme non raccolto si è convertito in coltura di copertura capace di catturare e fissare in forma organica, i minerali provenienti dall’ossidazione estiva dei primi cm di suolo (di particolare interesse le forme solubili di azoto);
  • un vantaggio economico, risparmio di un passaggio in campo con seminatrice;
  • una possibilità produttiva, laddove il seme ha ben coperto la superficie potrebbe diventare anche essere lasciata a coltura da reddito (diverse valutazioni da impugnare).
consociazioni nei seminativi