Agricoltura Organica e Rigenerativa

L’intuizione di proporre un nuovo modello produttivo che facesse una sintesi di tante esperienze e conoscenze maturate in tutto il mondo nacque dalla constatazione dello stato di profonda crisi dell’agricoltura moderna.

Il modello agricolo industriale poggia, tra le altre cose, sulla monocoltura e sulla forte dipendenza da input esterni.

A partire dal secondo dopoguerra l’agricoltura moderna, nella misura in cui ha incrementato enormemente la produttività dei terreni, è andata degradando ed esaurendo le risorse naturali.

L’equilibrio tra i fattori naturali della produzione (acqua, suolo, aria) e l’attività agricola, possibile fino a quel momento anche grazie a una popolazione mondiale che cresceva lentamente, è saltato, e ha recato con sé effetti a catena che sono andati a incidere profondamente sui cicli e sulle dinamiche naturali.

L’uso dei fertilizzanti di sintesi è in continua crescita. Nel mondo si consumano, secondo la FAO (2015) circa 200 milioni di tonnellate di concimi chimici all’anno, ma la loro efficienza è molto bassa. Sempre dagli studi della FAO (GPNM, 2013) sappiamo che si disperde nell’ambiente più dell’80% dell’azoto e dal 25% al 75% del fosforo impiegati in agricoltura i quali, principalmente, vengono dilavati nel sottosuolo. Questo fenomeno porta un ulteriore dilavamento dei microelementi presenti naturalmente nel terreno, oltre all’accumulo di nitrati e fosfati nelle acque di falda.

L’uso diffuso dei diserbanti ha portato alla selezione di erbe spontanee che sviluppano resistenze alle sostanze attive contenute negli erbicidi, modificando profondamente il rapporto tra colture agrarie e flora spontanea.

Si stima che la sostanza attiva erbicida più conosciuta e diffusa, il glifosato, sia presente tal quale o tramite il suo metabolita principale nel 45% dei suoli europei (Silva et al., 2018). Alcuni di questi suoli si trovano in aree altamente suscettibili all’erosione idrica o eolica, e quindi la molecola può essere trasportata facilmente in altre zone attraverso l’acqua o l’aria.

Un altro studio (Chang et al., 2011) mostra come in più della metà dei campioni di aria prelevati da aree agricole statunitensi si ritrovi il glifosato o il suo metabolita.

A livello mondiale, i dati della FAO del 2011 stimano che il 25% delle terre emerse è altamente degradato e il 36% lo è moderatamente. Questo scenario si è delineato in parte a causa dell’uso inappropriato della meccanizzazione, che ha provocato estesi fenomeni di compattamento ed erosione superficiale del suolo. L’Italia è uno dei Paesi più a rischio erosione in Europa, con una media di 8,5 tonnellate di suolo perse ogni anno su un ettaro di terreno (dati dell’Unione Europea del 2010).

Per invertire la tendenza dei fenomeni che dilapidano le risorse naturali e la redditività delle aziende agricole, l’Agricoltura Organica e Rigenerativa basa il proprio lavoro sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche con le moderne conoscenze scientifiche.

Importanti fenomeni come le fermentazioni, la solubilità degli elementi minerali e la degradazione della sostanza organica vengono studiati dall’Agricoltura Organica e Rigenerativa e presentati in forma semplificata agli agricoltori.

L’AOR, in questo modo, mette a disposizione dei produttori tecniche e tecnologie facilmente applicabili in campo, contribuendo ad aumentare il dinamismo dell’azienda e a contenere i costi di produzione.

Con questa modalità di lavoro, l’Agricoltura Organica e Rigenerativa cerca di fare dell’azienda agricola un sistema efficiente dal punto di vista economico, ambientale e sociale.

Dal 2010, Deafal ha formato circa 3.000 produttori e dato assistenza tecnica diretta in campo a un centinaio di aziende agricole.

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