[di Gherardo Biancofiore]
Da qualche anno accompagniamo il vignaiolo Juan Pelizzatti nel suo percorso di viticoltura rigenerativa in Toscana. Uno dei suoi progetti si chiama La Cetina e nasce a circa 600 metri sul livello del mare, immerso nella natura della Montagnola senese, in un contesto pedoclimatico molto particolare, in cui il Pinot Nero potrebbe adattarsi a meraviglia.
Viticoltura rigenerativa in Toscana
In questo cammino siamo riusciti a introdurre molti degli strumenti e delle strategie rigenerative, partendo come sempre da un meticoloso studio del terreno. In un contesto dove suoli adiacenti cambiano completamente ogni 200 metri abbiamo sfruttato analisi sensoristica per lo studio del profilo e la creazione di mappe dei suoli, e sensoriale per monitorare effetti e cambiamenti.
Pensiero e progettazione sistemica
Dialogare con una variabilità così marcata impone strategie di pensiero e progettazione sistemica, partendo proprio dalle origini, ovvero lo scasso, cercando di salvaguardare profili del suolo e fertilità a ogni bennata di escavatore, mantenendo il naturale mosaico di tessiture, minerali, pedogenesi.
Con i suoli a “nudo” è possibile relazionarsi anche con i flussi idrici, interpretando i movimenti dell’acqua e scegliere le opere di regimazione più appropriate per garantire infiltrazione e stoccaggio, diminuendo al minimo pericoli di erosione. Sotto antiche querce sono stati fatti emergere e mantenuti vivi antichi muretti a secco, che sorreggono gli attuali terrazzamenti dove le viti hanno affrancato le loro radici.
Attuazione in campo
Da queste solide basi siamo andati verso un’accurata scelta di portinnesti e cloni per garantire adattabilità delle piante e qualità delle uve, utilizzo di sovesci fin dal primo anno, attivazione di un compostaggio con risorse aziendali e del territorio limitrofo e applicazione di inoculi microbici attraverso tè di compost autoprodotto.
Il cambiamento climatico ci porta inevitabilmente alla sperimentazione e a scelte più consapevoli, come la revisione dei classici sesti d’impianto e la direzione dei filari. Per ovviare alle sempre più dolorose scottature di foglie e grappoli, blocchi fotosintetici, precipitazioni di acidità delle uve e così via, dove possibile, è stato scelto di variare la direzione dei filari per diminuire l’impatto del sole nelle ore e momenti dell’anno più impattanti, con risultati empirici molto incoraggianti!
Infine citiamo la scelta e l’utilizzo di biostimolanti e induttori per la difesa, potature nel rispetto fisiologico e tanta formazione in campo, mirando a uno sviluppo ottimale nei primi anni e un equilibrio tra suolo e pianta per il futuro
In quest’annata molto promettente per la viticoltura è stata portata in cantina la prima uva prodotta sana e di ottima qualità!